A+ A A-
Evoluzione? Evoluzione?

COME PREVENIRE L'INVECCHIAMENTO STRUTTURALE CON IL ROLFING®

(tratto e tradotto in italiano da un'intervista del Liberated Body a Valerie Berg, Rolfer Avanzato ed Insegnante)

L'invecchiamento strutturale è caratterizzato da un logorio della struttura che sembra il processo normale di invecchiamento, ma non lo è. Quest'invecchiamento strutturale lo si può vedere sui teenager come sulle persone di 30 anni.

Sicuramente con l'avvento dei computer e degli smartphone questo fenomeno si è aggravato, tutti abbiamo ben presente l'immagine del ragazzino ricurvo su se stesso mentre messaggia con l'amico; ma non è solo la teconologia, anche le nostre calzature giocano un ruolo in tal senso. Avete presente quelle scarpe giganti tutte imbottite di plastica oppure i ben più sottili e modaioli "tacco 12"? Queste calzature trasformano il nostro piede in un unico blocco rigido anzichè in un piede flessibile ed elastico capace di adattarsi al terreno sottostante. E se il piede non lavora adeguatamente, tutta la struttura soprastante ne risente. Abbiamo quindi perso l'appoggio a terra.

Serge Gracovetsky è un matematico che ha esplorato il funzionamento della colonna vertebrale, mostrando come il movimento si propaga su di essa partendo dal piede e dalle sue giunzioni. La spina dorsale, quando si muove corettamente, ha un bellissimo movimento a spirale e il piede è il motore che fa funzionare tutto il meccanismo. Provate da voi stessi: camminate bloccando le caviglie e sentite cosa succede. Se la caviglia e il piede non lavorano propriamente a terra manca la benzina per far funzionare tutti i movimenti spiroidali che avvengono nel resto del corpo.

La perdita della gioia di muoversi e il piacere che ne deriva è quello che Valerie Berg e noi Rolfer chiamiamo "invecchiamento strutturale". E comunque non è una cosa inevitabile.

Quando un Rolfer guarda una persona muoversi, egli guarda anche qual è la sua attitudine psicologica rispetto a quello che lo circonda; d'altra parte i nostri umori interiori incidono sul modo con cui ci muoviamo. Molta di questa immobilità è data dalla mancanza di varietà di movimento come per esempio il saltare, il balzare, rotolarsi ecc. Valerie inizia sempre le sue classi chiedendo agli studenti di ricordare i movimenti che facevano da ragazzi e poi chiede loro quando è stata l'ultima volta che hanno saltellato o che hanno alzato le braccia verso il cielo.

Non facendo più certi movimenti il tessuto connettivo inizia a irrigidirsi e di conseguenza a limitare il numero di movimenti possibili e anche la loro ampiezza. Non solo abbiamo bisogno di muoverci ma dobbiamo farlo in tutti i piani dello spazio.

Uno dei motivi per cui limitiamo il nostro movimento è dato anche dalla paura di cadere; questa paura può avere radici profonde anche legate ad una brutta caduta fatta in gioventù che ci condiziona tuttora e ancor più di prima.

Stephanie Studenski ha fatto uno studio poi pubblicato sul giornale dell'Associazione Medica Americana; nel quale viene dimostrato come l'andatura e l'agilità del nostro passo sia un fattore predittivo di mortalità o longevità. La classica persona ripiegata in avanti che cammina strascicandosi, si muove in quel modo non per la vecchiaia, bensì per la postura che ha preso. Spesso e volentieri queste posture sono legate ad un incidente...; questi traumi si inscrivono nel sistema nervoso e si esprimono nel modo in cui ci muoviamo.

Un altro studio interessante parla della perdita della capacità di avere forza sulla parte laterale del nostro corpo e sui fianchi, che servono a stabilizzarci. Questa mancanza di forza è correlata alla perdita della visione laterale. La caviglia non è stata progettata per assorbire i colpi ricevuti nella parte superiore del corpo; essa è progettata per flettersi ed estendersi. Quindi se riceviamo una spinta laterale sul tronco, sarà il bacino a stabilizzarci, di conseguenza necessitiamo di forza e stabilità proprio a quel livello. La perdita della visione laterale si riscontra anche in quelle persone che passano tutto il giorno davanti al computer. Essi guardano per terra quando camminano e perdono quindi la visione periferica. Quindi se questa persone non riescono a sentire il supporto che deriva da un piede ben piantato a terra, tenderanno a trovare stabilità focalizzando lo sguardo e sostenendosi con esso. La visione laterale è direttamente collegata con il nostro sistema nervoso; quindi se non riusciamo ad orientarci nell'ambiente che ci circonda, assumiamo una postura che esprimerà la nostra insicurezza.

Fattori tipici di invecchiamento strutturale:

- Pronazione, ginocchio valgo, pancetta (specialmente nelle donne).
- Le dita iniziano diventare a martello. Quindi c'è uno sbilanciamento tra i flessori e gli estensori delle dita del piede che è indicativo di una persona che non riuscendo a orientarsi nello spazio cerca di aggrapparsi ad esso.
- Dolori alla pianta del piede (fascite plantare).
- Quinto dito e parte laterale del piede che ruotano internamente.
- Dolori alle spalle, dovuti anche al fatto che non alziamo più le mani sopra la testa.
- Cifosi accentuata con “collasso” della gabbia toracica.
- Caviglie rigide.
- Femori che perdono la capacità di rotazione sia interna che esterna.

Quindi, cosa si può fare per prevenire l'invecchiamento strutturale?

La risposta più semplice è muoversi, ma non basta. Bisogna esplorare movimenti nuovi ed introdurli nella routine quotidiana.

Un ottimo esercizio, che è anche un test (ideato da Moshe Fendenkrais) è quello di girare la testa da una parte e gli occhi dall'altra contemporaneamente. Vi accorgerete che non è così semplice come sembra, sopratutto ai primi tentativi. 

Camminare all'indietro, ad esempio, cambia il modo di percepire lo spazio, aumenta drasticamente la sensibilità dei vostri piedi e soprattutto forza il vostro bacino a muoversi con movimenti spiroidali. Quindi, quando passeggiamo, possiamo nella camminata normale, di tanto in tanto, inserire qualche metro fatto camminando all'indietro.

Anche la camminata laterale aiuta a muovere i muscoli in maniera diversa e a creare nuove possibilità di movimento. Questi movimenti per essere efficaci, più che essere fatti singolarmente una ventina di minuti al giorno, andrebbero inseriti nella routine dei nostri movimenti quotidiani.

Grazie al ROLFING®, soprattutto, è possibile invertire questo processo lavorando sul tessuto connettivo, dando, quindi, la possibilità alla struttura di muoversi funzionalmente con più libertà e fluidità.

Lascia un commento