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CHE SOCIEVOLI QUESTI NEURONI

Studi e ricerche hanno dimostrato che il nostro cervello è strutturato per farci sentire vicini agli altri.

Spesso viene recitata come una formula automatica, eppure, a quanto pare, la frase "ti sono vicino" con cui si partecipa alla sofferenza degli altri è radicata in un preciso posto del cervello e ha un suo fondamento scientifico. Lo stesso che spiega Il senso di angoscia che proviamo nel vedere Ingrid Bergman e Humphrey Bogart sul punto di lasciarsi per sempre alta fine di Casablanca. Non è forse vero che basta che un bambino scoppi a piangere perché nell'asilo si verifichi una crisi di lacrime generale? In definitiva, i neuroscienziati hanno constatato che siamo biologicamente strutturati per l'empatia, per infrangere le barriere che ci separano dagli altri e partecipare alle loro emozioni. Di più, il cervello umano avrebbe gli strumenti per leggere nella mente altrui e, in un certo modo, predire il futuro. Questi compiti delicati vengono svolti dal cosiddetti "neuroni specchio", ribattezzati da Vilayanur Ramachandran, direttore dei Centro del Cervello e della Cognizione dell'Università della CalifornIa, “neuroni Dalai Lama” per la loro empatia e compassione. Lo stesso ricercatore si è spinto ad affermare che: «Questa scoperta avrà per la psicologia la stessa importanza che ha avuto quella del Dna per la biologia». Dal canto suo, Invece, il padre dei ritrovamento, Giacomo RIzzolatti, dell'Università di Parma, si mostra leggermente più cauto: «è un po' esagerato, ma forse Ramachandran ha ragione perché il meccanismo dello specchio spiega molte cose che prima non riuscivamo a capire».

IL SISTEMA DELLO SPECCHIO, POI, NON SI LIMITA Al MOVIMENTI ma influenza anche aspetti più sottili dei comportamento, come le emozioni. “Il messaggio più importante dei neuroni specchio è che dimostrano che siamo davvero esseri sociali. Fanno si che ci caliamo nei panni degli altri, e non in modo astratto o intellettuale, ma dal punto di vista delle sensazioni”, assicura Rizzolatti. Gli scienziati hanno constatato che le persone che ottengono un punteggio più alto nei test che misurano l'empatia presentano una maggiore attività dei neuroni specchio. D'altro lato, numerosi esperimenti hanno dimostrato che abbiamo la tendenza a imitare in modo incosciente i movimenti degli sconosciuti perché questa specie di empatia motoria facilita considerevolmente le relazioni e la reciproca accettazione. Ma si è anche scoperto che i neuroni specchio non si lasciano ingannare tanto facilmente; in presenza di finzioni, queste cellule Intelligenti non reagiscono nemmeno.

Siccome il sistema dei neuroni specchio sembra essere il testimone del presente nel suo cammino verso li futuro, bisogna presumere che abbia memorizzato Il percorso del passato come una specie di Dna neuronale che reca l'eredità culturale. “L'apparizione di un sofisticato sistema di neuroni ha stabilito le basi per l'emergenza, nei primi ominidi, di numerose capacità specificatamente umane come Il linguaggio e l'empatia” assicura Ramachandran. In questo modo, le innovazioni sorte tra i nostri antenati non sono andate perdute, ma grazie all'imitazione si sono propagate agli altri membri dei clan. E così via, dagli strumenti alle costruzioni, dal linguaggio al sistemi filosofici. Forse una delle capacità più rilevanti dei neuroni specchIo è quella dì leggere nel pensiero e anticipare Il futuro. «Consentono di leggere nella mente degli altri perché ti aiutano a capire le loro intenzioni», spiega lacoboni, leader dei gruppo che ha operato la scoperta. Di fatto, queste cellule non sembrano attivare tanto l'azione in sé ma il suo obiettivo. Il tutto avviene in modo incosciente, non è necessario alcuno sforzo, il nostro cervello Interpreta e risponde alle intenzioni senza che ce ne rendiamo conto. «Non pensiamo quello che un'altra persona sta facendo o sentendo, lo sappiamo e basta», dice Vittorio Gallese, dell'Università di Parma. È  questo balletto di percezioni nella trama complessa delle relazioni sociali che apporta una gamma di sfumature ai contatti tra gli individui. Come accade con l'empatia, ci sono persone che hanno antenne migliori per captare gli altri, con un sistema specchio presumibilmente più attivo. Una questione Interessante relativa alla percezione di emozioni è la sua relazione con una certa condizione fisica. Antonio Damasio lavora all'università dell'Iowa sulla connessIone tra mente e corpo, e ritiene Il cervello sia un'estensione dei corpo, con consonanza tra sentimenti e condizioni fisiche.

 L'EQUIPE DI RIZZOLATTI LI HA SCOPERTI (i neuroni specchio) PER CASO ALL'INIZIO DEGLI ANNI NOVANTA anche se, come ha spiegato in parecchie occasioni, ha impiegato diversi anni a convincersi di quello che aveva davanti agli occhi. Quello che in un primo tempo era sembrato solo un sistema di imitazione di movimenti si sta trasformando in una potenziale rivoluzione all'interno delle neuroscienze. Il sistema dello specchio potrebbe spiegare i meccanismi della nostra condizione di esseri sociali, dei processi di apprendimento, di disturbi complessi come l'autísmo e addirittura dell'evoluzione del linguaggio. E non è tutto: i neuroni specchio si profilano come un autentico pozzo di sapienza e c'è addirittura chi suggerisce che siano alla base di questioni considerate sinora lontane dalla biologia come i sistemi etici e culturali. La scoperta di questo tesoro neurologico è dovuta a una fortunata coincidenza. Si stava studiando sulle scimmie un'area della corteccia cerebrale associata al movimento. Per farlo avevano collegato degli elettrodi alla testa degli animali in modo che, quando prendevano un oggetto, il monitor emetteva uno schiocco che indicava l'attivazione dei neuroni. Un giorno gli scienziati hanno capito che gli schiocchi non si registravano solo quando il singolo animale prendeva una nocciolina, ma anche quando vedeva farlo a un'altra scimmia o a un ricercatore. In altre parole, per il cervello dell'animale portarsi alla bocca qualcosa di appetitoso e vedere un altro farlo erano la stessa cosa. E gli bastava sentire il rumore di una nocciolina sgusciata perché si attivassero i neuroni di "adesso me la mangio". Le tecniche di immagine hanno poi dimostrato che anche gli umani hanno un sistema specchio.

ANCHE SE RESTANO MOLTI INTERROGATIVI RGUARDO ALL'UBICAZIONE e alla distribuzione dei neuroni specchio nel cervello dell'homo sapiens, quello che appare chiaro è che la base del funzionamento è la stessa, vista nelle scimmie. Quando un individuo vede qualcuno raccogliere una palla, anche il suo cervello la raccoglie e vive tutto il processo di lanciarla come se lo stesse davvero facendo. Un lavoro realizzato nell'University College di Londra con i ballerini dei London Royal Ballet e specialisti di capoeira ha dimostrato che il cervello di entrambi i gruppi eseguiva esattamente la stessa danza che stavano guardando in uno schermo. I neuroni danzavano da soli perché avevano già appreso i passi e non avevano bisogno di materializzarli con il movimento dei corpo. La conclusione immediata di questa scoperta veniva da uno dei ricercatori dei gruppo britannico, Patrick Haggard: «Un ballerino infortunato potrebbe mantenere la sua destrezza anche senza muoversi, semplicemente vedendo altri ballare». Ovviamente lo stesso vantaggio, attraverso le visualizzazione o la pratica mentale, è applicabile a molte altre discipline.

KEYSERS HA ANCHE OSSERVATO CHE LE EMOZIONI SOCIALI COME LA COLPA, la vergogna, l'orgoglio e persino l'umiliazione si ripercuotono sul neuroni specchio. Il ricercatore ha registrato la reazione di empatia di un osservatore di fronte al rifiuto sociale. Tutte queste emozioni, associate al contatto tra esseri umani, sono ubicare In un posto specifico all'interno dei cervello. E quello che realmente fa sì che Il chiama dello specchio diventi il sistema Dalai Lama di cui parla Ramachandran è il fatto che basta una rappresentazione mentale di quanto succede nel mondo perché scatti l'empatia; In altre parole la formula “occhio non vede, cuore non duole” non sembra essere scientificamente vera. «Abbiamo un sistema fatto per la risonanza. L'essere umano è concepito per reagire di fronte agli altri. L'egoismo, l'idea che ciascuno debba farsi la propria vita senza badare al resto, è un aspetto della via moderna. La natura è l'esatto contrario. Sono convinto che quando la gente dice di non essere felice e di non saperne il motivo, è solo perché non ha contatti sociali», dice Rizzolatti. In effetti, come afferma Marco lacoboni, dell'UniversItà della California, di Los Angeles (Ucla): «Senza la coscienza di sé e dell'altro non è possibile mettersi nel panni altrui».

STUDI CHE ANALIZZANO OGNI GENERE DI EMOZIONE CONFERMANO CHE QUANTO SUCCEDE ALL'ESTERNO VIENE VISSUTO NELLO STESSO MODO INTERIORMENTE. Per esempio, il disgusto: il cervello si attiva nello stesso modo sia quando un individuo annusa delle uova marce sia quando vede un'altra persona fare una smorfia di ripugnanza davanti allo stesso fetore. Il bello è che la cosa funziona anche con le emozioni o con le sensazioni positive. In uno studio pubblicato lo scorso anno, Christian Keysers, dell'Università di Groningen (Paesi Bassi) ha constatato l'esistenza di quella che si potrebbe definire empatia tattile. La corteccia cerebrale di un gruppo di volontari ha reagito nello stesso modo quando gli sfioravano la gamba e quando vedevano fare lo stesso a un'altra persona. Questo può spiegare la passione per la pornografia: i neuroni reagiscono nello stesso modo quando si guarda una scena infuocata e quando la si vive.

I NEURONI SPECCHIO SONO ANCHE COLLEGATI ALL'EDUCAZIONE E ALLA CULTURA. L'imitazione è un elemento chiave dell'apprendimento ed è proprio il sistema specchio che permette di imitare. «In Occidente l'imitazione è assai malvista, eppure rimane la base della cultura. Si dice: “Non imitare, devi essere originale". Ma è un errore. Prima devi imitare, e poi puoi essere originale», dice Rizzolatti. Dal momento in cui lasciamo l'utero siamo in grado di ripetere quello che vediamo intorno a noi; è stato persino dimostrato che neonati di pochi minuti sono capaci di fare la lingua a un adulto se gli vedono fare lo stesso gesto. A quanto pare, i neuroni specchio confermerebbero la veridicità del proverbio "Tale il padre, tale il figlio" e rincarano la dose di responsabilità di genitori ed educatori. In questo senso, gli scienziati fanno un'interessante osservazione in merito all'esposizione a scene dì violenza, sia diretta che rappresentata. «Il sistema specchio può attivarsi nel cervello e facilitare la tendenza a diventare violento», spiega lacoboni. Un lavoro pubblicato l'anno scorso suggeriva anche che a partire dai quindici mesi i bambini sono in grado di scoprire le azioni degli altri che si basano su false credenze. «Nasciamo con certe capacità, ma l'educazione è molto importante. La società rafforza gli istinti basici o li osteggia», afferma Rizzolatti.

PER SEMPLIFICARE SI POTREBBE DIRE CHE A OGNI EMOZIONE CORRISPONDE UNA CONDIZIONE FISICA. Quindi, l'empatia non è solo un processo mentale ma coinvolge tutto il corpo. Gli specchi cerebrali captano quello che accade fuori, lo integrano nelle loro reti dopo di che le emozioni scendono dalle altezze neuronali come una sorta di doccia sensoriale per incarnarsi nel corpo. La relazione corpo e mente‑emozioni è da tempo un aspetto presente nelle cosiddette medicine complementari. Adesso gli scienziati assicurano che questa relazione apre importanti prospettive nel campo della psicoterapia. Dove è ormai chiara l'implicazione dei neuroni specchio è nell'autismo. Numerosi studi indicano che i soggetti che soffrono di questo disturbo, caratterizzato proprio dall'incapacità di comprendere le azioni e le emozioni degli altri, presentano un'attività anormalmente ridotta dei sistema di questi neuroni. Dissolvere le barriere tra l'individuo e quello che lo circonda è, secondo Ramachandran, la base di molti sistemi etici e delle tradizioni mistiche orientali. Il sistema dei neuroni specchio fa appunto questo e pertanto «si può usare per dare all'etica una base razionale invece che religiosa». Ad ogni modo, appare ormai evidente che non abbiamo più scuse per non mostrare empatia e comprensione, dal momento che abbiamo tutti un Dalai Lama nella testa. 

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di Angela Boto 

da “La Repubblica delle Donne” – 15 settembre 2006

 

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