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Un contributo alla comprensione dello stress

Sommario: il processo di Integrazione Strutturale, che avviene all'interno del campo gravitazionale terrestre, induce nell'uomo dei cambiamenti tali da influire sulla sua sfera psicologica, sui suoi processi metabolici e sul suo comportamento. In questa trattazione, vengono esaminati alcuni modelli a livello teorico, che attestano la fondatezza di questo metodo e comprovano i risultati ottenuti durante il lavoro di ricerca.
 
Quando il corpo si trova in difficoltà, l'uomo nella sua totalità entra crisi. Lo stato di sofferenza non si localizza unicamente a livello fisico, ma coinvolgerà anche la psiche creando quella condizione particolare che definiamo stress. Sono stati usati diversi metodi, fisici e psicologici, nello sforzo di superare questo problema; droghe e massaggi sono fra i più antichi tra questi. Qual è il primo passo per sottrarsi allo stress? Quali sono i principi che definiscono lo stress nell'uomo? In un nuovo approccio verso l'uomo fisico, definito Integrazione Strutturale l'assenza di stress è percepita come uno stato di bilanciamento corporeo all'interno dell'azione del campo gravitazionale. Questa è una definizione del tutto nuova. Lo stress è disequilibrio e si rivela attraverso una relazione inadeguata dei segmenti corporei nello spazio. La tecnica dell'Integrazione Strutturale è basicamente duplice: attraverso la manipolazione il tessuto molle viene riportato ad uno stato di normalità (anatomicamente efficiente). Quindi, se richiediamo ciò che noi consideriamo un movimento appropriato, la struttura corporea si riallinea. Il cambiamento strutturale diventa permanente attraverso nuovi modelli di movimento; reciprocamente, nuovi modelli di movimento vengono resi possibili da una nuova organizzazione. La nostra intenzione, in questa discussione, è di esplorare i principi che costituiscono la base del bilanciamento corporeo e di relazionarli alla tecnica denominata Integrazione Strutturale.
Ciò che segue è la discussione di dati sperimentali che convalidano la tecnica.
 
La riabilitazione dell'uomo come totalità richiede ben di più che tecniche di allungamento casuali, rivolte ad aree specifiche. Occorre considerare implicazioni molto più vaste. Sono basilari, a tal proposito, le intuizioni di Selye, riportata nel testo "Lo stress della vita", pubblicato nel 1956, secondo cui lo stress è uno stato fisico aspecifico, che induce patologie nell'uomo con le relative conseguenze. Selye è, allo stesso tempo, convinto che l'energia adattativa, considerata una eredità biologica dell'uomo, possa essere ridistribuita in tutto il corpo, riportandola nei segmenti corporei in cui è necessaria. Selye (1956) sottolinea che la causa principale della sindrome da stress è da ricercarsi proprio in un'alterazione del tessuto connettivo e, in particolare, delle fasce.
Queste idee sono fondamentali. Tuttavia, nonostante l'interesse generale suscitato, non si mise a frutto quel bagaglio di conoscenze scientifiche, che avrebbe potuto accrescere lo stato di benessere psico-fisico dell'individuo. Invece, si preferì ignorare quei chiari indizi, che rivelavano l'importanza della fascia nel mantenere il benessere personale.
Dopo situazioni di stress, la maggior parte degli individui manifesta, a livello inconscio, i propri disturbi assumendo posture goffe, irrigidendo o curvando la schiena e, intuitivamente, cerca di alleviare questi disturbi "riposando". Essi parafrasano questa situazione con le espressioni "affondare", "lasciarsi andar giù", ""sdraiarsi". Apparentemente, nessuno ha tratto la logica conclusione che la forza gravitazionale costituisce una delle cause principali dello stress psico-fisico.
 
 
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L'interazione dell'uomo fisico con il campo gravitazionale, che lo circonda, evidenzia il ruolo della gravità nell'indurre situazioni di stress. Questa interazione è basata sull'equilibrio e perciò sulle leggi della meccanica che regolano i corpi fisici, compreso l'uomo. Il sistema muscolo-scheletrico, specialmente la sua componente miofasciale, fa da intermediario tra l'individuo e il suo ambiente esterno e il bilanciamento strutturale comincia proprio nei componenti miofasciali del corpo, agendo sulla chimica e, quindi, sulla fisiologia dell'organismo. Sebbene fosse stata da tempo supposta la presenza di tali processi all'interno del corpo, la ricerca scientifica non ha affrontato il problema nella giusta luce. Immaginando il ruolo del tessuto connettivo nella manipolazione, gli osteopati fecero un considerevole lavoro di ricerca.
Erlingheuser (1959) richiamò l'attenzione sulla forma tubolare delle fibre collagene, che gli suggerì la presenza di un'attività circolatoria, attraverso cui egli dedusse che le fibrille potevano mantenere l'equilibrio omeostatico del corpo. In generale, comunque, l'approccio classico della fisiologia verso il sistema muscolo-scheletrico era diretto verso la descrizione piuttosto che verso la funzione. Allineate con la tendenza generale della scienza, le prime analisi sugli effetti globali dei singoli muscoli sull'azione articolare sono state soppiantate da ricerche effettuate nel campo della microbiologia e microfisiologia del tessuto connettivo.
 
Se il sistema miofasciale viene considerato come un complesso funzionale, piuttosto che una pura somma di tessuti, diventa evidente che esso rappresenta un organo di supporto, ossia una fitta rete di fasce unitaria e resiliente che inizia, trasmette e determina il movimento, così come avvolge e supporta ogni singolo elemento corporeo. Ne risulta un sistema muscolare bilanciato e interconnesso, dove ogni singolo muscolo agisce in stretta collaborazione con tutti gli altri. Si ritiene che questi complessi meccanismi siano sistemi fisiologici, piuttosto che elementi anatomici. Il sistema miofasciale, con i meccanismi neurali relativi, determina nuovi movimenti articolari nello spazio e, quindi, la direzione e la qualità di tutti i movimenti. Attraverso i movimenti muscolari, che agiscono come pompa, il sistema miofasciale costituisce un fondamentale veicolo di scambio dei fluidi a tutti i livelli dell'organismo. Così, anatomicamente, il sistema miofasciale collabora nel regolare i livelli metabolici, sia in aree localizzate sia in tutto il corpo, diventando un fattore vitale nella regolazione bioenergetica del corpo e nell'equilibrio omeostaico e termodinamico.
La tensione tra i segmenti corporei altera il modello di movimento. In un corpo irregolare, ogni movimento evoca risposta, non solo dai muscoli direttamente coinvolti (e i loro antagonisti), ma anche da un coro di altre unità. Alcuni di questi gruppi che accompagnano possono interferire, o limitare, il movimento invece di supportarlo. Il flusso aberrante che ne risulta può, infatti, essere un'inversione del movimento richiesto. E' un vocio di risposte che altera o, addirittura inverte, il movimento richiesto. Sebbene la limitazione muscolare possa rappresentare inizialmente lo sforzo del corpo di sostenere, cementare o alleviare la parte colpita, essa costituisce, comunque, un ostacolo al buon funzionamento muscolare, che il corpo arginerà richiedendo all'individuo un maggiore dispendio energetico, creandosi i presupposti per uno stato di profonda spossatezza generale. Le fasce sono strati di tessuto, che avvolgono quasi come una rete tutti gli elementi del nostro corpo e, attraverso gli strati fasciali, si assicura la posizione spaziale deii singoli blocchi corporei. In presenza di problemi strutturali, l'armonioso movimento di scivolamento dei singoli piani fasciali, necessario per compiere movimenti liberi e fluidi, subisce delle alterazioni dando origine a meccanismi compensatori, che si originano ed operano secondo leggi meccaniche. Incidenti, posture abituali o la drammatizzazione di un atteggiamento emozionale può distorcere l'allineamento verticale dei blocchi ponderali, ma spetta alla fascia superficiale il compito di adeguarsi per trattenere i blocchi uniti. Ovviamente, c'è sempre un punto di origine di tensione fasciale localizzata. Ma, per arrivare a restrizioni acute soggettivamente più tollerabili, il corpo ovvia diffondendo la tensione nei punti più distanti attraverso la rete di comunicazione fasciale. Il corpo, spesso reagisce alla tensione irrigidendo e ispessendo le fasce muscolari e, se questo processo diventa stabile, anche l'alterazione muscolare che ne consegue diventerà cronica. Ciò facendo, il corpo si è adattato. Nella fascia, particolarmente la fascia superficiale, questo spessore e spostamento è osservabile nel contorno del corpo. Ma queste chiavi visuali sono normalmente ignorate, perché non se ne comprende il significato.
 
Ci sono molti modelli di disintegrazione o deterioramento corporeo. Un accorciamento della fascia può provocare un leggero slittamento delle parti corporee. Oppure, gli involucri fasciali possono attaccarsi alle unità miofasciali vicine, consolidando un certo numero di queste fasce elastiche in un'unica unità meno resiliente, meno mobile. Il problema può anche essere focalizzato in movimenti ridotti alle articolazioni, dove i tendini si accorciano o vanno fuori posto. Una volta iniziati, i modelli di disintegrazione sono automaticamente progressivi. Come l'accorciamento e l'ispessimento della fascia procede, le cavità corporee diventano più piccole e distorte; ne consegue una compressione viscerale. Soggettivamente e oggettivamente, la situazione è di un'energia consistentemente più bassa e di un benessere vitale inferiore.
Taylor (1958) richiamò l'attenzione sulla probabilità che il meccanismo di deterioramento possa essere dovuto ad un cambiamento chimico e/o fisico della sostanza fondamentale e delle lamine fibroaerolari della fascia. Egli enfatizzò anche il fatto che l'energia, che si disperde in corpi sottoposti ad un processo degenerativo spontaneo, può essere ripristinata attraverso mezzi chimici o meccanici, riportando l'individuo verso una condizione fisica ottimale. L'elasticità può essere ripristinata, egli sostiene, dovunque, eccetto in quelle aree dove il livello di deterioramento è tale che i tendini elastici hanno assunto un aspetto fibrocartilagineo. Questa è stata anche la nostra osservazione. Il livello di energia può aumentare di nuovo; il processo è reversibile se si ripristina lo schema.
 
Ripristinare lo schema richiede ben più che un allungamento muscolare casuale, irregolare, di un'area localizzata. Siamo convinti del fatto che, ogni manipolazione profonda dei muscoli, trasformi energia; e, così facendo, aggiunga ossigeno ed altri metaboliti a livello cellulare. Il massaggio, un'antichissima terapia, lo dimostra. Ma un funzionamento efficace, continuo e spontaneo della macchina energetica, che noi chiamiamo uomo, richiede che tutte le parti vitali della macchina siano libere di muoversi reciprocamente. Ogni membro, con il suo movimento, deve spontaneamente ripristinare la spesa energetica del suo antagonista. Il più ovvio e più superficiale bilanciamento agonista/antagonista è quello dei flessori ed estensori. La caratteristica di un corpo irregolare è una mancata cooperazione di questi muscoli. Durante il movimento di flessione, i flessori oppongono bruschi movimenti di resistenza, anziché allungarsi lungo la colonna vertebrale e un' errata postura è il risultato di questo squilibrio muscolare.
 
Liberare il movimento, in un corpo irregolare, attraverso una serie di manipolazioni, presuppone una realtà viva riguardante la struttura miofasciale superficiale dell'individuo. Il punto preciso della prima restrizione, come essa sia avvenuta, sono considerazioni importanti, ma né l'uno né l'altra sono decisivi per il problema. Come abbiamo detto, un'interferenza localizzata in qualunque posto della struttura miofasciale s'irradia rapidamente. Questo è particolarmente vero in incidenti traumatici. Fortunatamente, è anche vero nelle riabilitazioni manipolative. Il primo, crea compensazioni e tensioni attraverso tutto il corpo; il secondo, seguendo lo schema, le rilassa. Spesso, il risultato si registra soggettivamente, come se arrivasse da parti del corpo piuttosto distanti rispetto al primo punto di tensione e dal primo punto di intervento manipolativo. Se la tensione è presente da lungo tempo, liberarla localmente, anche se è il punto originale dell'impatto traumatico, non allevia realmente il modello generalizzato, anche se temporaneamente può cambiare e il cambiamento è molto gradito da parte del soggetto.
Un alleggerimento fondamentale dello stress fisico dipende dall'allineamento verticale dei centri di gravità di tutti i maggiori blocchi ponderali (testa, torace, pelvi). Successivamente, a questo tipo di allineamento, può solamente seguire un riaggiustamento bilanciato delle restrizioni delle tensioni mio fasciali. Ogni elemento miofasciale deve diventare resiliente, entro stretti limiti, indipendente e partecipare a tutto il quadro, libero di prendere il posto preciso appropriato al modello di movimento. L'enfasi qui è alleggerire la spinta verso il basso, l'effetto distruttivo della gravità e così, diminuire la quantità di disorganizzazione del sistema. A questo punto, appena scompare il modello negativo, emerge un nuovo effetto.
La direzione viene invertita. Come lo sbilanciamento e la degenerazione sono cumulativi, così la rigenerazione e il movimento in direzione al bilanciamento una volta iniziati, si autoalimentano. Questo è l'aspetto benefico della plasticità. L'effetto disorganizzante della gravità, in un sistema sbilanciato, aumenta il coinvolgimento casuale dei gruppi di muscoli che compensano.
 
Liberato da questa tendenza, il maggiore bilanciamento negli estensori postvertebrali riattiva in crescendo l'attività nelle strutture sottostanti più profonde, cioè i muscoli intrinseci della colonna vertebrale. Questo è un nuovo modello di comportamento. Sembra includere la componente gravitazionale, come un significativo fattore d'integrazione. Il carico negativo della gravità sembra trasformarsi in un innalzamento sostenitivo. L'individuo, soggettivamente, esprime un gioioso riconoscimento della direzione che l'uomo definisce "su" e "in alto".
Nell'integrazione Strutturale, noi vogliamo chiamare il movimento "normale" solo quando soddisfa la richiesta che, in flessione, quando i flessori flettono, gli estensori estendono, si allungano. In tale movimento "normale", la contrazione dei muscoli flessori allunga gli estensori relativi; il movimento allora diventa un esercizio spontaneo, innato, per entrambi, che trasforma l'energia meccanica nell'energia chimica del metabolismo. Perciò la meccanica, nell'energia del movimento, determina l'economia delle singole cellule. Questi cicli devono essere reciproci, poiché è questa reciprocità che assicura il bilanciamento, che sottolinea il benessere.
 
La distruzione o interruzione di questi cicli ideali può succedere e succede a diversi livelli. Limitazioni del movimento, registrate come interferenza e deterioramento in alcune delle componenti del ciclo, sono la regola piuttosto che l'eccezione. E' la media. Il deterioramento nutrizionale, risultante da tendenze genetiche, può certamente essere un fattore di contribuzione. Ma, possibilmente, l'interruzione basilare più comune è l'interferenza meccanica nella funzione. Uno sbilanciamento, anche se può cominciare come situazione temporanea limitata (una caviglia distorta), permette alla gravità di imporre la sua forza direzionale sugli elementi strutturali. Se la limitazione continua oltre i pochi giorni, le compensazioni si bloccano.
Con il tempo, il fenomeno si allarga. Le modificazioni penetrano a diversi livelli di profondità e in diverse aree. Perciò, un trauma "temporaneo" può trasformarsi in una restrizione cronica e si rispecchierà in una funzione fisiologica inappropriata in molti livelli e a diverse profondità. Questo processo è reversibile, la struttura fasciale può essere riorganizzata, a condizione che venga riorganizzata nel suo complesso. Il riallineamento verticale appropriato dei segmenti pesanti restaura l'ordine della struttura e bilancia la funzione corporale. Il lavoro manipolativo attuale con la fascia richiede di ricordare l'umile cipolla. Strati giacciono dentro altri strati. Gli strati più profondi possono essere raggiunti solo se i più superficiali perdono la loro rigidità, che la firma dello sbilanciamento. Con qualsiasi pressione manipolativa (per es. massaggio), avviene uno stimolo di energia meccanica; ma se la pressione manipolativa è disegnata per far slittare la posizione spaziale della fascia (spostata, accasciata o alterata in altro modo) nella direzione richiesta dal disegno strutturale normale, lo stimolo energetico non può più essere casuale per molto tempo, ma diventa specifico per il compito richiesto. Ciò è vero specialmente se un movimento appropriato e allineato (non accidentale), richiesto dalla parte. Questi sono i metodi basici dell'Integrazione Strutturale. Il tessuto fasciale è mosso in una direzione specifica, richiesta dal disegno originale. Nella misura in cui questo avviene, si ottiene certamente sollievo allo stress fisico. Lo stress fisico riflette sofferenza emozionale; il sollievo dalla compressione fisica influisce marcatamente sulla infelicità emozionale.
(A questo punto, ci piace l'idea di speculare se il bilanciamento del corpo sia la manifestazione esterna dell'allungamento fisico delle molecole di collagene. Secondo Verzar (1963), questo potrebbe risultare dalla diminuzione del numero di legami esteri incrociati, e dall'aumento del numero dei legami incrociati di idrogeno. Questa speculazione, comunque, richiede uno studio molto più esteso).
 
La struttura nell'uomo, in stazione eretta, può essere analizzata in termini di linee orizzontali e verticali, linee immaginarie disegnate attraverso punti reali dell'uomo. Perciò, la spina iliaca antero-superiore, o il centro della rotula, devono riposare su una linea orizzontale. Nella misura in cui il corpo corrisponde a questa direttiva, lo consideriamo bilanciato.Un sistema di misurazione affidabile, per valutare il bilanciamento, è il modello di movimento che il corpo rivela nell'azione articolare.Un corpo bilanciato si muove lungo linee rette. Si può vedere come controparte degli assi XYZ, attraverso i quali la posizione spaziale di ogni sistema tridimensionale viene descritto. Oltre agli assi orizzontale e verticale, l'asse Z descrive la linea del movimento.
L'asse verticale emerge dal punto più alto della testa, il punto più alto dell'intersezione dei piani coronale e sagittale. Il primo indizio di un movimento bilanciato nel corpo è lo spontaneo, leggero allungamento lungo l'asse verticale. Ciò accade quando, non solo i flessori ed estensori generali muovono reciprocamente, ma quando anche i muscoli intrinseci profondi della colonna cooperano con i muscoli estrinseci più superficiali. Questo è il marchio del vero bilanciamento. L'individuo, da solo, può non essere in grado di che questo dire "qualche cosa di nuovo" è dovuto al leggero allungamento; ma, comunque sia, "lo fa sentire così bene!". Si sente leggero, come se stesse fluttuando sopra la terra. Sta sperimentando il supporto gravitazionale, che non lo trascina più verso il basso. Sperimenta che la sua struttura intrinseca sta bilanciando gli estrinseci.
Gli assi orizzontali descrivono primariamente il movimento del cinto scapolare e delle braccia. Quando le braccia si muovono appropriatamente, l'olecrano genera una linea orizzontale diretta verso l'esterno (magari solo di pochi millimetri). Se il movimento desiderato deve essere in una corretta direzione laterale, s'inizia con l'accorciamento del latissimus dorsi; se va in direzione mediana, si accorciano i pettorali maggiore e minore. Perciò, i movimenti delle braccia iniziano dai grandi muscoli del tronco. Il movimento che origina coinvolge solo i pettorali e il latissimus, benché possa essere immediatamente modificato da muscoli più piccoli del cinto scapolare e del braccio. L'asse Z descrive la linea del movimento della gamba. Il movimento appropriato dell'arto inferiore richiede che la rotula segua questa linea retta in avanti. L'integrazione che ne consegue darà una spinta verso l'alto all'andatura nel modello più economico. Il movimento inizia nell'ilio-psoas e nei glutei e il bilanciamento risultante di abduttori/adduttori/rotatori riduce la spesa energetica. Ciò contrasta marcatamente con la media delle andature nelle quali il quadricipite, in particolare il retto femorale, origina il movimento. Nell'andatura bilanciata, la gamba muove dritto in avanti, dondola. Il retto femorale non deve innalzare la gamba. Come il corpo procede verso il bilanciamento, il movimento è caratterizzato e definito da questi assi. Chiedere ad un corpo casuale di seguire queste linee creerà qualche grado di bilanciamento. Comunque, questo può essere seriamente limitato.
 
Un movimento permanentemente migliorato può solo seguire alla rimozione delle limitazioni compensatorie. Questo, seguito da un programma che stimoli un modello di movimento più positivo, crea un grado di benessere nell'individuo, che egli trova notevole. Per la persona, non ci sono dubbi che lo stress è risolto. Egli definisce se stesso "aperto"; sono iniziati i mutamenti nella coscienza. Questo articolo fu scritto, originariamente, nel 1969. La pubblicazione venne sospesa per un certo periodo, mentre venivano portati avanti programmi sperimentali. Uno dei più significativi è lo studio elettromiografico della risposta muscolare, durante i movimenti abituali condotta dalla dott.ssa Valery Hunt dell'Università di California, a Los Angeles. Le conclusioni a cui è giunta enfatizzano i concetti espressi in questo scritto, in particolare per quanto riguarda l'inversione e la sostituzione del movimento.
 
di IDA PAULINA ROLF

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