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(prima parte) Thérèse Bertherat ideatrice dell’ANTIGINNASTICA, parla del metodo ROLFING e della sua esperienza durante le “dieci sedute”.

Chiamato anche Integrazione Strutturale, questo metodo è stato creato da Ida Rolf, una biochimica, desiderosa di trovare un nuovo metodo per guarire il figlio, perché tutti i metodi di cui era a conoscenza erano inefficaci. (…)

Ho fatto la prima conoscenza del Rolfing attraverso gli scritti di Ida Rolf, che per ora si possono trovare solo in inglese. Essa parla di primo acchito degli effetti emotivi del suo lavoro, e questo mi ha conquistato, ancora prima di leggerne la descrizione. Ho riconosciuto nel suo discorso concetti formulati da psichiatri di tendenza reichiana, ma era la prima volta, in base alla mia esperienza, che una terapeuta del corpo li esprimeva e li incorporava in un programma di lavoro. Difatti, i pazienti di Ida Rolf e numerosi giornalisti avevano tanto spesso parlato degli sconvolgimenti emotivi prodotti dal Rolfing, che lei si sentiva in dovere di precisare che il suo metodo non andava preso per un ennesimo tipo di psicoterapia.

Per lei, come per F.Mézieres, è la struttura che determina la funzione. Ma mentre F.Mézieres si preoccupa solo della funzione fisiologica, per Ida Rolf tutto il comportamento dell’individuo, inclusa la funzione emotiva, deve per forza cambiare quando cambia la struttura del corpo. “La struttura, dice, è il comportamento”. Parla di certi problemi, che chiamiamo “psicologici”, come reali schegge in una carne altrettanto reale. Secondo lei, abbiamo inconsciamente dato forma biologica ai nostri atteggiamenti mentali. Le reazioni nervose, ghiandolari, muscolari non sono legate a stati emotivi, ma sono stati emotivi. In altri termini, i problemi emotivi sono inglobati nei muscoli “cementati”, che ci impongono una cattiva organizzazione muscolare. Questa cattiva organizzazione risale al momento in cui è sorto il problema. Un uomo di quarant’anni può avere le gambe di quando aveva cinque anni, età in cui, per una ragione ben precisa, l’organizzazione muscolare delle gambe si è irrigidita. (Forse è caduto e si è fatto male, oppure i genitori lo hanno convinto che se correva poteva farsi male. Forse per uniformarsi all’ideale dei genitori ha rinunciato ai giochi di movimento ed è rimasto chino sui libri, oppure una paura indicibile gli ha “tagliato le gambe”….c’è un diverso canovaccio possibile per ogni bambino.) Ristrutturare le gambe, significa tirar fuori il bambino impaurito, frustrato e vergognoso che vi si nascondeva: significa far sì che un quarantenne elimini dal suo comportamento gli stati emotivi di un bambino di cinque anni. (Significa, vorrei aggiungere, trovarsi alle prese con un accumulo di trentacinque anni di resistenza a questo cambiamento.)

Secondo Ida Rolf, quando si effettua un vero cambiamento, attraverso una terapia del corpo o una psicoterapia, è inevitabile che vi sia un cambiamento nella carne, che vengano rimossi gli ostacoli energetici, che il corpo possa muoversi con più agio. Senza questo cambiamento anche nel corpo, i risultati di una terapia saranno solo illusori, passeggeri.

Per evitare tale rischio, Ida Rolf ha scoperto che bisognava ristabilire la mobilità delle fasce. Le fasce, o tessuti connettivi, circondano ogni muscolo e ogni osso. Formano una vasta rete che attraversa tutto il corpo. Sotto l’effetto di traumi, di “choc”, le fasce, invece di rimanere fini ed elastiche, s’induriscono. I vari strati s’incollano tra loro e ai muscoli che circondano, proteggendoli sul momento, come un cerotto protegge una ferita. Il corpo però sa creare questi cerotti interni, ma non sa toglierli. Le fasce, una volta incollate, rimangono incollate…finché un “Rolfer” (praticante di Rolfing) non le scolla, restituendo cosi la mobilità non solo alle fasce, ma alle mio-fasce, cioè all’insieme fasce e dei muscoli che esse circondano. Quando le fasce sono staccate (e possono scivolare come una seta una sull’altra), i muscoli diventano più elastici e si allungano, le articolazioni trovano la loro posizione esatta e la piena mobilità, le masse del corpo (testa, spalle, torace, bacino, gambe…) possono finalmente stare bene a piombo e il corpo trovare la sua verticalità, cioè la struttura equilibrata. “Le fasce, dice Ida Rolf, sono l’organo della struttura”.

Come fa un Rolfer a staccare le fasce e a far trovare al paziente la verticalità cercata? Con le mani….e a volte con i gomiti (Ida Rolf era soprannominata “the elbow”). Il rolfing dunque è un metodo che raggiunge tutti gli strati delle fasce di tutto il corpo, dal più superficiale al più profondo, dai piedi fino al cranio incluso….e questo in dieci sedute. Ma invece di fare la descrizione oggettiva di questo metodo, vorrei parlare dell’esperienza che ne ho fatto, esperienza per me tanto interessante in quanto era la prima volta in vita mia che mi trovavo in condizione di paziente...

(Tratto da "Thérèse Bertherat & Carol Bernstein, Nuove vie dell'antiginnastica, Mondadori Editore)

STAY TUNED per la seconda parte... 

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