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POSTURA E VISIONE DEL MONDO

Nella gestualità viene espressa la storia dell’individuo: ogni movimento è la rappresentazione della sua storia individuale e collettiva.

Quando dobbiamo seguire un modello di comportamento, il gesto diventa la complessa interazione tra un modello di movimento imposto e la modalità culturale in termini fisio-psicologici con cui il gesto stesso viene eseguito.

Ma che cosa si intende per “modalità culturale” e come è possibile che essa si differenzi da soggetto a soggetto? In realtà ognuno di noi crea una personale rappresentazione del mondo in cui vive a partire dalla propria realtà neuro-fisiologica, per arrivare, attraverso le primissime esperienze di vita - anche prenatale - a costruire un modello, una “mappa”, che funge da substrato per ogni successivo comportamento. La nostra rappresentazione del mondo influenza il tipo di esperienze che vivremo, il modo in cui esse verranno percepite, le scelte che ci sembreranno possibili all’interno di tali esperienze (1).

Un fondamentale assunto della programmazione neurolinguistica precisa che tale mappa non corrisponde al territorio, ma è strettamente individuale, e determina appunto la nostra visione del mondo. Ci si potrebbe chiedere allora se il linguaggio primario (quello gestuale) possa influenzare o prevaricare il linguaggio secondario, fino a modificare tale visione del mondo. Se ad esempio si adotta volontariamente un atteggiamento posturale in cui i muscoli del corpo risultano contratti, è possibile che cambi la “visione del mondo”?

Flach ha affrontato l’argomento sostenendo che l’atteggiamento posturale determina certamente nel soggetto la sua “visione del mondo”. Riguardo al problema dei movimenti espressivi ed alla loro relazione con il modello posturale del corpo, Flach ritiene che ogni cambiamento dell’atteggiamento psichico provochi una variazione nella situazione dinamica corporea, che si avverte come variazione della tensione muscolare, come sfogo, sollecitazione o rilassamento. Si verificano sequenze specifiche di tensioni muscolari, che creano un “tutto”, ogni volta che si attua un movimento espressivo, come può essere un atteggiamento di supplica, di sfida o di tristezza.

Tensione e rilassamento sono le componenti elementari di una sequenza dinamica: alla tensione si collega l’impiego di energia, mentre l’allentamento della tensione e il rilassamento dei muscoli sono collegati ad una sensazione di perdita di energia, con  pesantezza in diverse parti del corpo.

Esiste una interrelazione così stretta tra la sequenza muscolare e l’atteggiamento psichico che non solo esso si collega a stati muscolari, ma anche ogni sequenza di tensione e rilassamento provoca un atteggiamento specifico.

Quando abbiamo una specifica sequenza di movimenti, essa cambia la situazione interna e gli atteggiamenti e provoca anche una situazione fantastica che si accorda alla sequenza muscolare” (2)

Flach parla di una situazione fantastica che si accorda alla sequenza muscolare, per cui potremmo tradurre questa “immagine fantastica” in “visione del mondo” intesa in senso molto lato. Se una sequenza di movimenti ci porta ad una certa visione del mondo, un’altra sequenza di movimenti  dovrebbe darci  una visione differente, per cui si giunge  alla conclusione che esiste una interconnessione diretta tra  movimento espressivo ed emozione ad esso correlato.

Non c’è nulla di automatico in questo processo continuo. Vi sono emozioni che lo influenzano, vi sono tendenze attive di gioco, vi sono motivi istintivi e motivi volontari di ricostruire e distruggere, sempre in vista degli scopi finali della personalità e dell’organismo nel suo complesso; vi è un bisogno interno di sfuggire ad ogni cristallizzazione e restrizione finale”.

Gli esperimenti di Flach riguardano i movimenti espressivi , ma ogni emozione è collegata o a movimenti espressivi o almeno ad impulsi ad essi diretti. Di conseguenza ogni emozione cambia l’immagine corporea.

A proposito dell’immagine corporea, Schilder scrive invece:

“Il corpo si contrae quando si odia, diviene più rigido e i suoi contorni nei confronti del mondo sono marcati più nettamente. Tutto ciò è legato all’inizio alle azioni dei muscoli volontari, ma vi possono  anche essere elementi simpatici e parasimpatici. Espandiamo il nostro corpo quando ci sentiamo cordiali e innamorati. Apriamo le braccia, vorremmo richiudervi dentro l’umanità. Ci espandiamo e i contorni della nostra immagine corporea perdono i loro caratteri distinti.

Sarà compito di future indagini  determinare cambiamenti specifici dell’immagine corporea nelle molteplici emozioni.” (3)

Sono da rimarcare due osservazioni, che aprono la strada ad una comprensione più netta e precisa del meccanismo della comunicazione: la prima riguarda il fatto che l’atteggiamento di un soggetto stimola la risposta emozionale dell’interlocutore o degli interlocutori.

“Il corpo si contrae quando si odia … i suoi contorni nei confronti del mondo sono marcati più nettamente;  quando ci sentiamo cordiali e innamorati ci espandiamo e i contorni della nostra immagine corporea perdono i loro caratteri distinti.  L’immagine di sè si riflette sull’altro che viene investito da una corrente di sim-patia o di anti-patia

La seconda osservazione scaturisce dal fatto che i termini della questione possono essere invertiti specularmente: se il rapporto con l’altro viene influenzato dall’immagine che si ha di se stessi, anche l’altro contribuisce a formare l’immagine che abbiamo di noi.

Uno studio della Dolto ci dà una chiara definizione di questo rapporto intersoggettivo:

“l’immagine del corpo si struttura attraverso la comunicazione fra soggetti e tramite la traccia, memorizzata giorno per giorno, del piacere frustrato, represso o proibito (castrazione, in senso psicoanalitico, del desiderio nella realtà).  Per tale ragione lo schema corporeo appartiene all’immaginario, un immaginario intersoggettivo, reso nell’essere umano immediatamente riconoscibile dalla presenza della dimensione simbolica”.

In altre parole, lo schema corporeo mette in rapporto il corpo, situato nello spazio  in quel dato momento, con l’esperienza immediata; esso può essere anche  dipendente dal linguaggio, inteso come storia della relazione del soggetto con altri.

“Lo schema corporeo è inconscio, preconscio e conscio ; evolve inoltre nel tempo e nello spazio. L’immagine del corpo mette in relazione il soggetto di desiderio con il proprio piacere, mediato dal linguaggio memorizzato dalla comunicazione fra soggetti… L’immagine del corpo è sempre inconscia; è formata dall’articolazione dinamica di un’immagine di base, di un’immagine funzionale e di un’immagine di zone erogene dove la tensione pulsionale trova espressione”. (4)

Il senso della realtà viene interiorizzato fin dalla prima infanzia attraverso l’esperienza dello spazio: Il bambino deve imparare a camminare, a muoversi, ad evitare gli ostacoli che si trovano lungo il suo percorso; deve inoltre imparare ad afferrare gli oggetti che sono la meta dei suoi desideri. Apprenderà che vi sono oggetti animati e inanimati, oggetti leggeri e pesanti, oggetti che si possono spostare ed oggetti inamovibili, cose e persone. Tutti questi oggetti occupano uno spazio fisico e sono in relazione con lo stesso spazio fisico del bambino.

Il senso di sé e della realtà si può  ricercare solo  nel movimento: un oggetto immobile è  inanimato e privo di vita, senz’anima, mentre per assurdo siamo portati a considerare la nostra automobile come “cosa viva”, nonostante siamo noi stessi a provocarne il movimento schiacciando l’acceleratore.

In sintesi, il movimento ci dà la percezione del sèScrive Feldenkrais:

nessuna sensazione è possibile senza un qualche sfondo di attività motoria. Ad ogni esperienza sensoria avviene un cambiamento nello schema di distribuzione di almeno alcuni muscoli. Per vedere, dobbiamo accomodare l’occhio; perfino quando il fuoco è sull’infinito, i due campi visivi debbono essere spostati così da sovrapporsi in modo ben preciso. Al momento in cui udiamo, deglutiamo  per eguagliare la pressione dell’interno dell’orecchio a quella all’esterno di noi, e in questo modo regoliamo il muscolo tensore del timpano. Per annusare dobbiamo inspirare. Solo deboli impressioni cutanee possono essere immaginate senza una rilevabile motilità”. (5)

Si potrebbero distinguere, solo accademicamente, un “movimento” esterno ed un “movimento” interno, ma in realtà il gesto è la connotazione visiva di una espressione sia interna che esterna.

Scrive ancora Feldenkrais:

“qualsiasi possa essere il loro scopo, tutti i movimenti sono in ultima analisi un’azione  antigravitaria. Prendiamo ad esempio il chiudere gli occhi quando si ricorda o si pensa: in quest’atto il globo oculare viene mosso, come qualsiasi massa, nel campo gravitazionale , ma il resto del corpo assume un particolare atteggiamento, nel quale viene mantenuto in opposizione alla gravità che tenderebbe a farlo crollare a terra”. (6)

Ne deriva che anche il ricordare e il pensare, attività che in quanto psicologiche parrebbero di primo acchito squisitamente interne e perciò non connesse ad alcun tipo di movimento fisico, presuppongono invece una ben precisa motilità, sia pure inconscia .

Questi movimenti sono inoltre individualizzati perché ognuno di noi pensa in modo differente: la realtà attuale o quella dei nostri ricordi trova in ciascuno una diversa rappresentazione. Noi non conosciamo infatti la realtà oggettiva (il territorio), ma ci limitiamo a tracciarne una mappa, del tutto personale.

A questo proposito Lankton, in un corso per ipnoterapeuti , istruisce gli allievi a tener conto delle “mappe rappresentazionali” del cliente:

“sviluppare la vostra capacità di individuare il sistema rappresentazionale privilegiato del cliente  vi permetterà di impossessarvi di uno strumento estremamente efficace per una valida comunicazione ipnotica”.(7)

Nei seminari di formazione, per affinare le capacità di individuazione dei sistemi rappresentazionali è importante  insegnare a prestare attenzione a segnali d’accesso, che possono essere individuati visivamente (in modo specifico per le persone non mancine).

Segnali di accesso

Sistema rappresentazionale indicato

Occhi in alto a sinistra                                        

Immaginazione eidetica

Occhi in alto a destra                                          

Immaginazione costruita

Occhi defocalizzati in posizione                         

L’immaginazione può essere sia eidetica sia costruita

Occhi in basso a destra                                   

Canale cenestesico

Posizione del telefono

Canale auditivo interno

Occhi a sinistra o a destra, con uguale livello di fissità

Canale auditivo interno

Occhi in basso a sinistra

Canale cenestesico

 

Ogni individuo, nell’atto di  interiorizzare la realtà, delinea una "mappa rappresentazionale“ che corrisponde per sommi capi al concetto di “weltenschung” o “visione del mondo”.

“I nostri modi di fare sono acquisiti attraverso una ripetizione a cui viene ogni volta dato un consenso più o meno manifesto. Ben presto cominciamo a sentire tali modi come naturali e corretti , e progressivamente diventiamo  del tutto incapaci di cambiarli.

Presto o tardi, finiamo per considerare questi particolari modi di fare i soli possibili: essi diventano parte integrante della nostra stessa identità”. (8)

La curiosa immagine metaforica dell’ uomo curvo che “camminò in curva” per un miglio ci dice che, se ci comportiamo in modo erroneo, anche un esercizio  attuato per correggere l’errore commesso verrà probabilmente eseguito in modo altrettanto sbagliato. L’esercizio non riuscirà perciò a correggere nulla. (9)

Gli scritti di Feldenkrais e di Alexander  possono rappresentare un supporto per tentare un passo avanti; schematicamente:

Spazio = Territorio che rappresenta il "Principio di realtà"

Lo spazio ha  connotazioni simboliche in quanto viene vissuto attraverso l’interazione ontogenesi – filogenesi (vettori “alto” - “basso”, “sinistra” - “destra” ,…. che si collegano alla struttura somatica umana), mentre il movimento corrisponde alla presa di possesso dello spazio. Le modalità secondo le quali avviene questa presa di possesso sono da ricercarsi nell’insieme delle sensazioni e delle emozioni, che a loro volta danno luogo ad una mappa personale del territorio (mappa referenziale) e ad una visione del mondo individualizzata. Tale visione del mondo, integrata dalla percezione di sé e degli altri e dalla costruzione della propria immagine corporea, porta al  senso di identità personale.

Il movimento origina la sensazione (che non può essere percepita in sua assenza - Feldenkrais 1996). La sensazione a sua volta si trasforma in emozione, o meglio in pulsione ,che contribuisce a creare l’immagine di sé in relazione a  tutto ciò che è  “altro da sé” (relazione soggetto – oggetto). La libido oggettuale, investita sul tutto ciò che è “altro da sé”, forma i prodromi dell’immagine  corporea come rapporto intersoggettivo (Dolto 1998).  Esso  viene stabilito anche sulle basi di regole sociali che abbiamo appreso durante gli anni formativi della nostra esistenza .

“Le regole sono un codice di riferimento con  il quale formiamo la nostra struttura di personalità, in  quanto esse vengono stabilite attraverso un complesso interscambio di frustrazione e di gratificazione, che si instaura nel legame comunicativo con le figure parentali”.

L’immagine corporea determina infine la “mappa referenziale” o visione del mondo.

Il linguaggio non verbale resta comunque la modalità primaria con cui l’individuo forma la “mappa” del territorio o la sua visione del mondo; questo linguaggio viene appreso fin dai primi anni di vita e si evolve o si involve per tutto il corso della sua esistenza. Dapprima esso viene introiettato per favorire il processo di identificazione con le figure parentali, in seguito viene interiorizzato e diventa parte integrante del soggetto, caratterizzando “il suo modo di fare” quando si trova di fronte alle situazioni.

  

1) R. Bandler, J Grinder: La struttura della magia, Astrolabio, Roma, 1981, pag. 25.

2) P. Shidler: Immagine di sé e schema corporeo, Franco Angeli, 2002, Milano, pag. 246.

3) Ibid pag. 248.

4) F. Dolto: L’immagine inconscia del corpo, Bompiani, Milano, 1998, pag. 37.

5) M. Feldenkrais: Il corpo e il comportamento maturo, Astrolabio, Roma, 1996, pag. 108.

6) Ibid, 123

7) S. Lakton: Magia Pratica, Astrolabio, Roma, 1989, pag. 51.

8) M. Feldenkrais, Il corpo e il comportamento maturo, Astrolabio, Roma, 1996, pag. 118 .

9) F. Alexander: La tecnica Alexander, Astrolabio, Roma,1998, pag. 27.

 

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